Ferrara - 12 aprile 2019
ASCOLTO DELLO "STABAT MATER" DI PERGOLESI IN RICORDO DEL DOTT. RASTELLI
L’incontro con la vicenda umana del dottor Giancarlo Rastelli attraverso la mostra “La prima carità al malato è la scienza”, svoltasi dal 17 al 21 dicembre scorso all’Ospedale di Cona, ha suscitato molte domande in chi l’ha visitata. “Cosa rende possibile vivere pienamente l’istante, qualunque sia la circostanza che si abbia da vivere?”, “Qual è l’origine dello sguardo visto nel dottor Rastelli che gli ha permesso di donare se stesso agli altri, in particolare ai suoi pazienti, anche e soprattutto dentro una malattia che sapeva essere mortale?” “Cosa gli ha permesso, durante gli anni della sua malattia, di dedicarsi completamente a un lavoro di ricerca i cui frutti ancora oggi incidono sul trattamento dei pazienti in cardiochirurgia pediatrica?” “Qual è l’origine del fascino che questa figura suscita in chi la impatta a 50 anni dalla sua morte?”
Nella ricerca di qualcosa o qualcuno all’altezza di queste domande ci siamo imbattuti nella composizione dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi e nel Professor Pier Paolo Bellini che ci ha reso possibile apprezzarla. Lo Stabat Mater afferma infatti una pretesa incredibile: che l’origine della diversità umana vista in Rastelli stia nel rapporto con un uomo vissuto, crocifisso e risorto venti secoli fa. Nel commentare lo Stabat Mater don Luigi Giussani dice: “Tutto ciò che ci diciamo, che diciamo come rapporti, come possesso, come gioia, come godimento, come desiderio, tutto ha la morte davanti, ha un limite. Soltanto Cristo toglie questo limite, soltanto Cristo ti salva il rapporto con il padre e la madre, ti salva il rapporto con il ragazzo che ami, ti salva il rapporto con la verità che emerge dal tuo sguardo curioso sulle cose, ti salva la vita che freme in te, il gusto di te stesso, l’amore a te stesso”.



