Ferrara - 27 aprile 2017
La Gestione Multidisciplinare delle Infezioni Complicate delle Vie Urinarie nel Terzo Millennio
Le infezioni delle vie urinarie costituiscono un importante problema clinico, sia per l’elevata morbilità, sia per l’ aumentata incidenza. Esse rappresentano la seconda causa più comune di infezione batterica, dopo quella respiratoria, e sono la forma infettiva più frequente, associata alla cure sanitarie. L’infezione delle vie urinarie è caratterizzata dalla moltiplicazione di germi, in una o più strutture del tratto urinario, con conseguente invasione dei tessuti e la comparsa di sintomi. Questa condizione può portare ad una grande varietà di quadri clinici, dalla pielonefrite acuta alla uretrite associata a prostatite. L’infezione può, inoltre, diffondere ai tessuti limitrofi realizzando, ad esempio, ascessi perirenali o al torrente circolatorio, configurando il quadro della urosepsi o delle sue manifestazione estreme come lo shock settico. In quest’ ottica il riconoscimento precoce e lo adeguato approccio gestionale - terapeutico assume un’ importanza fondamentale ai fini prognostici. Le infezioni urinarie non complicate si osservano in un tratto urinario connotato da una normalità anatomo – funzionale, mentre quelle complicate sono diagnosticate in presenza di un apparato genito – urinario con alterazioni morfo – funzionali, in un paziente che abbia subito manovre strumentali, interventi chirurgici distrettuali o in pazienti con un’ alterazione della risposta immunitaria, come i soggetti di età avanzata, i diabetici, quelli con insufficienza renale cronica, i trapiantati , i pazienti in terapia immunosoppressiva e/o chemioterapia ecc. Il sesso femminile incorre in frequenti recidive di processi infettivi urinari, mentre i maschi vengono colpiti meno frequentemente ma con forme più gravi. E’ stato stimato che più della metà della popolazione femminile sviluppi , nel corso della vita, almeno un’infezione urinaria. L’ eziologia delle infezioni urinarie è dovuta principalmente ad E. Coli , in percentuale maggiore nelle forme non complicate, rispetto alle altre, dove assumono maggiore importanza, dal punto di vista epidemiologico, klebsiella spp, proteus spp, enterobacter spp ed enterococco faecalis. Negli ultimi anni, l’ uso indiscriminato dei fluorchinolonici e/o delle cefalosporine di III° generazione ha determinato la emergenza , su larga scala, di enterobacteriaceae produttori di ESBL e di AmpC, rendendo particolarmente complesso il trattamento di queste forme infettive. Dall’ altro lato, il maggiore ricorso ai carbapenemi, per consentire il superamento di queste ultime infezioni MDR, ha determinato la comparsa di enterobatteri produttori di carbapenemasi, come le temute KPC. Il trattamento di queste superinfezioni rimane di esclusiva pertinenza infettivologica , per la loro peculiare complessità e difficoltà. Affrontare la terapia antibiotica, di queste sindromi infettive, caratterizzate da profili di resistenza così elevati ed articolati, in modo adeguato ed appropriato diviene fondamentale, tanto più se in presenza di diversi gradi di compromissione dello emuntorio renale.
Il fenomeno, in espansione, dell’ immigrazione, in particolare da Paesi ad elevata endemia tubercolare, ha riproposto la riemergenza di una patologia , la TBC urinaria, alla quale non eravamo più abituati, e alla quale dobbiamo pensare, per evitare di incorrere in ritardi diagnostici fatali per il paziente. Un altro aspetto non ancora completamente definito, è il ruolo e l’ impatto clinico delle infezioni fungine invasive ed in particolare di candida spp, nella genesi delle infezioni complicate delle vie urinarie, correlate alla assistenza sanitaria, nei nostri ospedali e nelle strutture sanitarie affini.
In un’epoca che vede in continuo aumento la trapiantologia, in cui una quota significativa è rappresentata da quella renale, nuove infezioni da germi MDR ed opportunistiche si sono manifestate, nella storia clinica dei pazienti che hanno subito questo tipo di trattamento chirurgico, ponendo nuovi problemi di diagnosi differenziale e di approccio terapeutico. La chirurgia urologia può rivelarsi causa di infezioni complicate delle vie urinarie, come a volte può accadere nel paziente eteroplastico, ma più spesso, in combinazione con la terapia medica, contribuisce alla risoluzione di quei processi infettivi determinati da compromissioni anatomo – funzionali come la litiasi uroteliale o le neoformazioni ascessualizzate. L’ urologo riveste, quindi, una funzione cardine finalizzata alla rimozione di quegli ostacoli che impediscono il superamento di una patologia infettiva grave, come quella urinaria complicata.
Il Congresso Nazionale congiunto, che vede coinvolti alcuni dei più prestigiosi ed autorevoli infettivologi, nefrologi e urologi, sulle infezioni complicate delle vie urinarie, nasce dal convincimento che sia necessaria una riflessione ed una condivisione delle problematiche in campo, in cui ciascuno, con la propria competenza e professionalità, contribuisca alla realizzazione di una strategia comune, multidisciplinare, per la risoluzione di una patologia infettiva severa, che sta diventando sempre più importante, in ambito clinico, e complessa sotto il profilo diagnostico terapeutico, medico e chirurgico.



