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Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara

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Ferrara, 11 febbraio 2022

NELLA “GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE NELLA SCIENZA” LA PROF.SSA PASSARO INTERVISTA UNA GIOVANE RICERCATRICE

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Dal 2015, l’11 febbraio è diventata un importante ricorrenza: una giornata dedicata a promuovere e valorizzare il talento, quello femminile, che brilla nella costellazione della ricerca a livello mondiale. Si tratta della giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza.

Ne parlano ad alta voce due ricercatrici dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Ferrara: la prof.ssa Angelina Passaro e la dott.ssa Valeria Raparelli (ricercatrici del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università di Ferrara e medici di Medicina Interna all’Ospedale di Cona): due donne e medici che hanno speso e spendono molta parte della loro vita a favore della ricerca. Le due professioniste desiderano ricordare che questa data non è solo un giorno “a fiocco rosa” ma lo scopo è quello di sensibilizzare e invitare le persone e le istituzioni alla promozione “della piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali”. Purtroppo ancora oggi le disparità legate alle etichette persistono nella miopia di chi vede la diversità come un limite e non come una risorsa.

 “Sono Angela, donna, madre e ricercatrice”, racconta la prof.ssa Passaro, e ho incontrato Valeria in una tarda mattinata e le ho chiesto di fare un po’ di strada professionale e umana insieme. Valeria, vuoi trasmettere, attraverso il tuo vissuto, il perché di questo giorno?”

 “Da ricercatrice universitaria – risponde la dott.ssa Raparelli - sono cresciuta nella convinzione che ricerca e innovazione siano indispensabili per affrontare le sfide dei nostri giorni. Da medico, oggi la pandemia me ne ha dato ulteriore conferma tangibile: risulta pertanto incomprensibile come non si riesca a valorizzare il contributo di tutti, uomini, donne e persone di ogni genere in questi ambiti. Le vie del successo nella scienza, permettetemi nella vita in generale, sono sempre “percorsi ad ostacoli”, ma per le donne e le ragazze possono diventare “percorsi ad ostacoli in salita”. Conciliare la vita di una donna con quella di una ricercatrice a volte sembra impossibile eppur il vero motore è sempre lo stesso, passione e gioia nel dedicare il proprio tempo alla comprensione delle realtà con il fine ultimo di aiutare e prendersi cura di se stesse e dell’altro. Così un giorno ti ritrovi trentenne, dopo aver finito il tuo percorso di medico e di specialista, a dare spazio alla curiosità e a domandarti se proprio ha senso quello che fai tutto il giorno. Inizia così il viaggio della conoscenza, che nasce da un bisogno di capire nel profondo quello che apparentemente un senso non ce l’ha. L’amore per la ricerca ti porta a superare anche i limiti della tua confort zone e quelli che la società ti impone, una strada preconfezionata che ti vede adatta a certi ruoli e a certe posizioni. E invece noi donne siamo così, caparbie e coraggiose, ci lanciamo ad esplorare il mondo in senso non solo metaforico ma reale. In Germania da dottoranda ho finalmente capito come il cuore, ad esempio, risponda diversamente all’infarto (ovvero alla riduzione del flusso di sangue rispetto al necessario) in modelli sperimentali (cavie) di sesso maschile e femminile e che quindi probabilmente trattare ugualmente maschi e femmine appare un “non senso” se il meccanismo di danno è diverso. Forse per questo le donne con infarto vanno incontro più facilmente a una prognosi infausta? La scienza è così mette in discussione tutto e se inizi ad aprire il coperchio si aprono mille altre domande”.

“Ma la salute, per definizione “non è la sola assenza di malattia ma è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, prosegue la dott.ssa Raparelli. “Così decidi di imparare qualcosa in più e finisci dall’altra parte dell’oceano, il Canada. Improvvisamente apri gli occhi al mondo e realizzi che la medicina del futuro non può limitarsi alle differenze biologiche che ci caratterizzano, ma le persone stanno bene o si ammalano anche per effetto di altri fattori, “genere” dipendenti. Noi siamo i posti in cui siamo cresciuti, i vissuti che ci hanno segnato, i ruoli che ricopriamo, il genere di persone che siamo nelle relazioni con gli altri e nella società. E tutto questo ha un impatto enorme sul nostro stato di salute. La medicina di genere è il primo step per la medicina di precisione, la medicina del futuro, così la chiamiamo. Noi ricercatrici siamo un genere di persone che va ben oltre un’etichetta “rosa”, che riconosce il valore del merito, solida nel bagaglio culturale acquisito lungo il percorso formativo e che chiede soltanto di avere pari opportunità e di sedere là dove c’è bisogno di idee innovative e creatività, perché la scienza non ha colore, non ha limiti e valorizza le differenze per fornire risposte pertinenti a bisogni diversi. Quindi, perdonate la semplicità, ma donne e ragazze ricordate sempre che la scienza è un diritto che potete avere il privilegio di perseguire. Siate perseveranti, perché alla lunga l’impegno premia sempre; parola di chi questo lavoro lo ha scelto e lo persegue ogni giorno, mantenendo quel difficile equilibrio tra successo e insuccesso, gioie e dolori che fanno parte di tutte le cose che valgono la pena davvero nella vita”.

“Dobbiamo avere la perseveranza e soprattutto la fiducia in noi stessi” (Marie Curie)

creato da v.tomasi — pubblicato il 11/02/2022 13:15, ultima modifica 11/02/2022 13:15

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