Centro "Marino Ortolani" per la diagnosi e il trattamento della Displasia Evolutiva dell'Anc
La displasia evolutiva dell’anca - (Lussazione Congenita dell'anca)
Nota anche a Ippocrate che nel 4° secolo avanti Cristo la descrisse e ne ideò una tecnica di trattamento (fig. 1),
Fig. 1
la Displasia Evolutiva dell’Anca (DEA), forse più conosciuta come Lussazione Congenita dell’Anca, rappresenta una delle anomalie scheletriche più frequenti nel neonato e nel bambino: l’incidenza in Italia è stimata intorno all’1,5-2/1000 nati. Nonostante ciò non tutti gli aspetti di questa malattia sono stati chiariti: già la difficoltà nella definizione (nel corso del 20° secolo sono state cambiate ben 4 denominazioni) può dare l’idea di quanto abbia fatto discutere la comunità scientifica e di quanto sia difficile identificare con chiarezza i casi patologici. Molti sono i fattori che influiscono nel determinarne la comparsa così come molte sono le sue manifestazioni cliniche: dalla imperfetta conformazione delle parti anatomiche che compongono l’anca (acetabolo nel bacino e testa del femore) alla totale fuoriuscita della testa femorale dalla sua sede naturale, l’acetabolo (fig. 2).
Quello che è certo però è che se non viene identificata precocemente, la lussazione dell’anca porta a una grave disabilità: il bambino zoppica per il risalimento della testa femorale sulla faccia esterna del bacino e più tardi l’adulto manifesterà molto presto i segni dell’artrosi rendendo necessario il ricorso alla protesi in età anticipata rispetto alla media della popolazione (fig. 3).
Fig. 3
Due importanti eventi nel corso del ‘900 hanno determinato un grosso passo avanti nella possibilità di diagnosticare fin dalla nascita questa malattia: il primo è stato l’ideazione da parte del Prof. Marino Ortolani (illustre pediatra che operò a Ferrara e di cui il nostro Centro prosegue la tradizione) (fig. 4)
Fig. 4
di una manovra che consente di avvertire una sensazione tattile di “scatto” quando la testa femorale lussata rientra nella sua cavità naturale, spinta dalle mani dell’esaminatore. Il secondo è stato l’applicazione degli ultrasuoni alla visualizzazione dell’anca neonatale che è completamente costituita da cartilagine e quindi invisibile sulle radiografie, ad opera del Prof. R. Graf (fig. 5),
Fig. 5
un ortopedico austriaco che pubblicò il suo primo studio nel 1980; ciò ha consentito finalmente di tradurre in immagini le varie forme di displasia ma ha acceso un grosso dibattito scientifico su ciò che rappresenta reale patologia e su quali casi devono essere necessariamente curati. Su una cosa però a livello internazionale si è tutti d’accordo: i casi di reale lussazione devono essere identificati precocemente, alla nascita se possibile, perché la terapia possa essere efficace, breve e poco invasiva.









